Sì alla pubblicità in rete anche per gli Avvocati.

È stato inviato ai presidenti dei Consigli dell’Ordine distrettuali, per la consultazione prevista dalla legge professionale, il nuovo art. 35 del Codice Deontologico Forense, approvato dal Consiglio Nazionale Forense il 23 ottobre 2015, col quale si riconosce, coerentemente con quanto avviene nel resto d’Europa, la libera utilizzazione degli

strumenti pubblicitari anche agli Avvocati.

Sarà dunque consentito agli studi legali di pubblicizzarsi online, sempre nel rispetto dei “doveri di verità, correttezza, trasparenza, segretezza e riservatezza, facendo in ogni caso riferimento alla natura e ai limiti dell’obbligazione professionale”.

Il correttivo mira ad offrire un uso meno restrittivo agli avvocati dei mezzi che comunemente offrono al pubblico l’informazione necessaria per scegliere il professionista più adatto alle esigenze di specie.

Grazie alla modifica dell’art. 35 sarà consentito agli studi legali offrire informazioni precise sui campi di interesse dei singoli professionisti (infatti, la pubblicità non deve essere anonima, il professionista deve sempre identificarsi con il proprio nome, spendendo la propria fama e i propri titoli) permettendo a chi necessita di assistenza legale di compiere la scelta consapevole ed informata dell’Avvocato che meglio potrà gestire il caso particolare.

La nuova lettura del “dovere di corretta informazione” da parte degli avvocati, ampliando la gamma dei mezzi informativi fruibili da parte dei professionisti, consentirà di informare la clientela “quale che sia il mezzo utilizzato”, eliminando le “restrizioni” previste dal comma 9 con riferimento alla disciplina dei siti web, che ad oggi costituiscono uno dei canali privilegiati di informazione.

Rimane naturalmente fermo il divieto dell’accaparramento di clientela con modi e mezzi non idonei, mentre la libertà di informare con ogni mezzo e nelle modalità più opportune, nel rispetto dei canoni fondamentali, è ora giustamente riconosciuta.

Considerando inoltre che la deontologia deriva per lo più da ciò che risiede nella coscienza degli Avvocati in un preciso momento storico, non vi è dubbio che l’indicazione dei prezzi, in particolare se tendenti al ribasso, sia considerato riprovevole dalla maggioranza dei professionisti iscritti agli albi, appare dunque sensata la (re)introduzione del divieto di pubblicizzare il prezzo delle prestazioni.

Si rammenta infatti che la Professione Forense gode di una particolare dignità, che non è equiparabile ad una qualunque attività di servizi, l’Avvocato, offre una consulenza professionale che, adattandosi di volta in volta alle esigenze del cliente, non è suscettibile di standardizzazione.