Verifica della consistenza degli interessi addebitati al correntista in funzione dell’apertura di credito.

Nella vasta tematica delle azioni contenziose in materia bancaria si segnala quella volta a verificare la correttezza degli istituti di credito nella verifica della consistenza degli interessi addebitati al correntista in funzione dell’apertura di credito.

Purtroppo è accaduto (ed accade) che la consistenza degli oneri per interessi sia commisurata non tanto alla somma effettivamente utilizzata dal correntista ma a quella (ben più elevata e non dovuta) che è costituita dal massimo scoperto autorizzato (ma non utilizzato).

Ciò costituisce certamente un abuso e, come tale, dà diritto al correntista di segnalare e promuovere l’azione di indebito al fine di determinare l’esatta consistenza delle somme dovute e procedere per la ripetizione dell’indebito pagato.

Anche questo problema, subito dai correntisti (piccole e medie imprese in particolare) rientra tra le azioni rivolte al sistema bancario, e  la Corte di Cassazione è intervenuta sulla questione relativa a quali voci debbano concorrere nel calcolo del tasso-soglia dell’usura, pervenendo alla soluzione che, ai fini della determinazione della fattispecie di usura, il chiaro tenore letterale dell’art. 644 c.p. impone di considerare rilevanti tutti gli oneri che l’utente sopporta in connessione con l’uso del credito.

Fra essi rientra la commissione di massimo scoperto, trattandosi di un costo collegato all’erogazione del credito, giacché ricorre tutte le volte in cui il cliente utilizza concretamente lo scoperto.

In questa prospettiva è stato osservato che nel caso in cui sia pendente un’apertura di credito e il correntista non si sia avvalso della facoltà di effettuare versamenti, è indubbio che non vi sia stato alcun pagamento da parte sua, prima del momento in cui, chiuso il rapporto egli provveda a restituire alla banca il denaro in concreto utilizzato; nel caso invece in cui, durante lo svolgimento del rapporto, il correntista abbia effettuato non solo prelevamenti ma anche versamenti, questi ultimi potranno essere considerati come pagamenti, tali da giustificare una possibile azione di ripetizione se giudicati indebiti, e ciò se hanno avuto lo scopo e l’effetto di uno spostamento patrimoniale in favore della Banca.

La questione è centrale e di fondamentale importanza soprattutto nella determinazione del saldo dovuto (da una parte) e del credito del correntista (dall’altra).

È un’azione, questa, che può coinvolgere numerosi correntisti, piccole e medie imprese, destinatarie di revoca dell’affidamento bancario o semplicemente vessate e, al contempo, destinatarie di richieste di “restituzione” che non sempre sono in linea con la Legge.

Lo studio propone questo contenzioso previa verifica della situazione finanziaria, con l’aiuto di consulenti economici che hanno maturato la propria preparazione sul tema, attraverso continua attività sul campo, sviluppando concretezza ed incisività.